Il Centro di Orientamento Sociale fondato da Aldo Capitini nel 1944 offre uno spazio aperto per la riflessione sulle proposte capitiniane del liberalsocialismo, del controllo dal basso e della nonviolenza attiva per costruire una società aperta al potere di tutti, una religione aperta, una educazione aperta.


FASCISMO, RAZZISMO E ANTIFASCISMO

LA MEDAGLIA SENZA IL DUCE

“Ci sono poche cose sicure al mondo, tranne la morte e le tasse, dicono gli Inglesi.

In Italia non si è molto sicuri sulle tasse, ma su altri oggetti sociali si ha una ragionevole certezza…”

Ironizza Maurizio Ferraris in “Sole-24Ore” del 7.12.2008

“…Per esempio, si è certi del fatto che per firmare un trattato bisogna essere almeno in due, e che un trattato firmato da una sola persona non è un trattato.

Altrimenti, sarebbe come pretendere che se stringo la mia mano destra alla mia mano sinistra esprimo un accordo con me stesso.

In effetti, a immaginare trattati in cui il firmatario è uno solo ci si era provato George Bush, quando aveva solennemente decretato che la Guerra in Iraq era finita il 1 maggio del 2003, ma si è visto che cosa è successo.

Dunque è, come si dice, ufficiale: per fare un trattato, sia esso un rogito, un matrimonio o un concordato, bisogna essere in due.

Ma il Vaticano, come talora accade, è speciale.

L’ultima pagina della «Stampa» del 30 novembre scorso era interamente occupata dal seguente annuncio pubblicitario:«1929-2009. 80 anni dello Stato della Città del Vaticano».

La pagina è attraversata dall’alto al basso da una alabarda, sorretta da una guardia svizzera, immagine un po’ militarista (sarebbe come simboleggiare gli Stati Uniti con un marine) ma lasciamo perdere. Al centro della pagina, ed è l’obiettivo principale dell’annuncio, si dà notizia che in questa occasione saranno emessi 999 esemplari in oro 18 carati di una medaglia commemorativa, che viene riprodotta con la seguente didascalia: «Diritto della medaglia con il profilo dei due Pontefici, Pio XI, che firmò i Patti Lateranensi e Benedetto XVI, che oggi celebra l’Anniversario». «Sono aperte le prenotazioni ai privati», dice ancora il Governatorato della Città del Vaticano sotto il cui patronato si tiene l’iniziativa.

Ora, come i più anziani ricorderanno, una cinquantina d’anni fa c’era stata un’emissione di monete da cinquecento lire d’argento che raffiguravano le tre caravelle di Colombo, e che recavano una vistosa infrazione delle leggi di natura, dal momento che, mentre le vele erano gonfiate dal vento in poppa, le bandiere erano girate indietro, controvento, come succede sulle navi a vapore.

L’errore fu prontamente corretto, e la serie difettosa divenne una rarità.

Forse succederà anche con questa emissione vaticana, dove però a venire infrante non sono le leggi che regolano gli oggetti naturali, ma quelle, a ben vedere altrettanto inflessibili, che presiedono al funzionamento degli oggetti sociali.

Dov’è l’errore? Qui non si vuol sottilizzare sul fatto che gli ottant’anni sono una strana celebrazione, di solito si celebrano i cinquanta e i cento, e se si celebrano gli ottanta allora non si vede perché non si siano celebrati i settanta o i sessanta.

Non si vuol nemmeno insistere sulla circostanza per cui forse non è del tutto saggio ricordare ai tantissimi italiani che pensano che la Chiesa sia qualcosa di spirituale il fatto che, invece, è uno Stato, con la conseguenza che se si versa l’otto per mille alla Chiesa cattolica invece che, poniamo, a quella valdese, lo si versa a uno Stato (e perché non a San Marino, al Liechtenstein, a Monaco, ad Andorra o - se non ci si vuol far condizionare dalla taglia - alla Russia?), col rischio di vedere il proprio otto per mille devoluto all’acquisto di alabarde.

No, l’errore è un altro.

I trattati, dicevamo, li firmano due persone.

E quel trattato che sta alla base della nascita della Città del Vaticano è stato certo firmato da Pio XI, però l’altro firmatario era Benito Mussolini, che viene bruscamente tolto di scena, un po’ come nelle vecchie enciclopedie sovietiche in cui compaiono gli ospiti scomodi.

Beninteso, se proprio si voleva celebrare l’Ottantenario, e non si voleva mettere il profilo di Mussolini, sarebbe stato sufficiente non riprodurre alcun profilo, e sostituirlo, magari, con le chiavi di San Pietro.

Oltre a essere scorretta storicamente, e ingenerosa, dal momento che cancella la figura di un artefice dello Stato Vaticano, questa rimozione può valere come un avviso a tutti gli uomini politici che vorranno siglare degli accordi con i pontefici: stiano attenti, la loro memoria è a rischio, potranno scomparire da un momento all’altro.

Insomma, è difficile non riconoscere la gaffe, e quel profilo di Benedetto XVI al posto di Benito Mussolini appare a questo punto due volte irriguardoso, nei confronti di Mussolini, rimosso, e nei confronti di Benedetto XVI, che si trova a giocare la parte dell’usurpatore, quasi della toppa o (si direbbe su Second Life) dell’avatar.

A meno che sia un nuovo trend, su cui riflettere.

Visto che nel 2009 cade anche un altro di questi anniversari anomali, e dettati dalla ragion di stato, ossia il settantenario del patto Ribbentrop-Molotov, si potrebbe immaginare una emissione russa, con l’immagine di Molotov e di Putin, e, per par condicio, una emissione tedesca, con l’immagine di Ribbentrop e della Merkel.”



Questa rampogna indirizzata al Vaticano è una prova della diffusa nostalgia che percorre ancora la società italiana per un regime dittatoriale, violento, sanguinario, bellicoso, come quello fascista, approfittando dell’ignoranza su di esso di milioni di italiani nati dopo la sua fine ingloriosa.

La Chiesa cattolica, che insieme ai capitalisti, agli agrari, alla Monarchia, ai baroni intellettuali, ai militari aveva sostenuto l’avvento del fascismo, ha avuto il giusto pudore di non ricordarlo nella medaglia commemorativa.

Un minimo gesto davanti alla nostra richiesta di esprimere chiaramente il suo distacco e il suo rammarico dall’errore commesso.

Non è bastato comunque per salvarla dagli strali del giornale della Confindustria, in cui aleggia ancora qualche spirito nostalgico di quel tempo beato in cui esisteva, insieme alla Confindustria di allora, un solo sindacato, quello fascista, dopo che erano state chiuse e molte bruciate le sedi di tutti gli altri, bastonati e molti uccisi quelli che vi lavoravano da apposite squadre agli ordini di Benito Mussolini.