RELIGIONE APERTA
LO SBATTEZZO DEI NONCREDENTI
“«Che Beppo! Al diavolo questo nome che puzza tanto di chierica.
Io ho già sbattezzato le mie figliole: ora sbattezzo me stesso. Romani! Io voglio essere chiamato cittadino Tesifonte!».
La vibrata protesta di Beppo potrà far sorridere, apparire ingenua, ma perché non tener conto del legittimo desiderio di questo popolano di farsi parte di uno storico cambiamento (la Rivoluzione Francese del 1789, nella fattispecie)e diventare “il cittadino Tesifonte”,rivendicando la sua libertà di uscire da una cultura - quella del cattolicesimo - nella quale non si identificava più?...”
Se lo chiede giustamente Simona Morini in “Sole-24Ore” del 3.12.2008
“…Ebbene questa libertà di “uscire dal gregge” -come mostra il ben documentato libro di Raffaele Carcano e Adele Orioli, «Uscire dal gregge. Storie di conversioni, battesimi, apostasie e sbattezzi», Luca Sossella Editore, Roma, - è stata combattuta dalla Chiesa cattolica con tutte le sue forze: dapprima con conversioni forzate, persecuzioni e Tribunali dell’Inquisizione, poi con pressioni politiche, minacce e stigmi.
Solo nel 1999, dopo tenaci battaglie legali, il Garante per la privacy ha riconosciuto in Italia, se non il diritto alla cancellazione del battesimo, almeno una soluzione di compromesso tra il desiderio di una persona di fornire una corretta immagine di se stesso e delle sue credenze e quello della Chiesa di documentare un fatto storico: cioè il diritto allo “sbattezzo”, una annotazione a margine del registro dei battesimi, in cui si prende atto della volontà di non appartenere più alla Chiesa cattolica.
Se ci pensate bene, la cosa non è poi così stravagante.
Sareste disposti ad accettare la possibilità che un neonato possa essere iscritto fin dalla nascita al Popolo delle Libertà, o al Partito Democratico, senza aver poi la possibilità di “non rinnovare la tessera”?
E perché mai una fede politica dovrebbe essere diversa da una fede religiosa?
In entrambi i casi i genitori hanno il diritto di educare i loro figli secondo i loro principi (religiosi, morali o politici).
Ma i figli fanno poi, altrettanto legittimamente, le loro autonome scelte.
Era questo, peraltro, anche il senso originario del battesimo, per cui uomini e donne si immergevano nudi nell’acqua a simboleggiare il loro “rinnovamento”, il passaggio a una nuova fede e a una nuova vita.
Si trattava di una scelta adulta e consapevole, di una “apostasia” non diversa da quella di Beppo anche se di segno e senso opposto. Con il battesimo (o con le rivoluzioni) si cambia, insieme alla vita, il nome, così come cambiano nome i monaci, o i Papi, al momento della loro consacrazione.
Completamente diverse sono le ragioni del cosiddetto “pedobattesimo” attualmente praticato - la cui storia è minuziosamente ricostruita da Carcano e Orioli in relazione al processo di evangelizzazione e universalizzazione del cattolicesimo iniziato da San Paolo - nato come un vero e proprio esorcismo contro le insidie di Satana e giustificato da Sant’Agostino con l’invenzione della ereditarietà del peccato originale, per cui anche i poveri bambini, appena usciti dal grembo materno, erano già peccatori.
La tesi era tutt’altro che pacifica all’interno del mondo cattolico e venne anzi contestata da non pochi “eretici”.
Ma Agostino, il peccatore e libertino battesimatosi a 32 anni, non aveva dubbi: «Punisci, biasima, scomunica, priva di grado. La tolleranza sia vigile perché la disciplina non resti inattiva».
Volenti o nolenti tutti dovevano battezzarsi e, una volta battezzati, erano contrassegnati dal “sigillo” indelebile del Sacramento. Leggendo cosa è accaduto da allora a chi tentava di sottrarsi al gregge o di uscirne (una storia poco nota e poco edificante, dettagliatamente ricostruita anche da Marina Caffiero in Battesimi forzati. Storie di ebrei, cristiani e convertiti nella Roma dei Papi, Viella, 2004) ci si rende conto che la lotta per lo sbattezzo non è una questione di lana caprina, un capriccio irriverente da “laicisti” goliardici, o una “boutade” anticlericale, ma una rivendicazione politica.
Scriveva Antonio Gramsci che «Quando conviene, i clericali pretendono che un Paese è cattolico al 99% per dedurne una particolare posizione di diritto della Chiesa nei confronti dello Stato. Quando conviene, si fanno piccoli piccoli.».
I dati dell’Annuario pontificio e dell’Annuario statistico riportati da Carcano e Orioli sono a dir poco ambigui e contradditori.
Mi sembra legittimo chiedere almeno la possibilità di non conteggiare tra i fedeli anche chi palesemente non lo è mai stato o non lo è più.”
Con la comparsa della pubblicità atea nei bus, anche la dignitosa richiesta di Beppe è scaduta nella spazzatura del consumismo, in cui, per la verità, è caduta da tempo anche la parte opposta con il rock nella liturgia.
E’ giusto l’interesse degli studiosi su questo tema di libera scelta delle credenze religiose da lasciare ai figli in età matura per una decisione autonoma e non imposta automaticamente e indissolubilmente alla nascita.
E’ doveroso ricordare a chi non vuole che Aldo Capitini chiese lo sbattezzo al suo vescovo cinquant’anni fa e su questo tema di libertà scrisse un libro, Battezzati non credenti, nel 1962, fino ad oggi rimasto isolato. |